Migrazione al cloud, calcolo

Migrazione al cloud: perché serve un calcolo esatto delle risorse

La nuvola è sempre più presente nelle aziende.

Secondo i dati dell’Osservatorio Cloud Transformation, l’adozione del cloud è in continua crescita (+16% rispetto al 2020) e non si limita ai servizi SaaS – che hanno trainato il mercato durante i mesi di emergenza sanitaria – ma anche PaaS e IaaS, soprattutto i servizi che riguardano la modernizzazione applicativa, l’orchestrazione e la gestione dei sistemi informativi.

Le organizzazioni che decidono di effettuare una migrazione dei loro sistemi su cloud lo fanno con lo scopo di migliorare la gestione della loro infrastruttura IT. In questo modo, infatti, possono accedere dinamicamente a risorse virtuali potenzialmente illimitate e svincolate da costi di manutenzione, nonché erogate secondo livelli di servizio e performance concordati.

Un progetto di migrazione al cloud prevede il calcolo delle quantità di risorse necessarie per eseguire le applicazioni che si desidera migrare. Eppure, la maggior parte delle aziende non ha una strategia mirata.

Come calcolare le risorse per la migrazione

Solitamente la scelta dei piani cloud si basa sulle caratteristiche dell’hardware esistente o sui dati forniti dall’ambiente di virtualizzazione ma questa stima di massima finisce per includere nelle valutazioni di migrazione anche risorse non necessarie o non mappate correttamente (storage inutilizzato, macchine virtuali spente etc.).

A ciò si aggiunge la consuetudine delle aziende di richiedere un maggior numero di risorse di quelle preventivate, per non correre il rischio di dover avanzare richieste extra budget nel breve termine.

Il risultato è un sovradimensionamento che coincide con un esborso economico notevole. Gartner ha mappato questi sprechi: secondo la ricerca “Top Ten Moves to Lower Your AWS Costs” le aziende che non effettuano un dimensionamento corretto arrivano a spendere il 70% in più durante i primi 18 mesi.

I benefici di un calcolo corretto

Per eliminare i costi legati agli sprechi di risorse, serve un Cloud Assessment, ovvero un’analisi approfondita dei consumi dell’infrastruttura. Questa valutazione è necessaria per calcolare il numero di risorse realmente necessarie alla migrazione in cloud e ha dei benefici non da poco. Consente di:

  • azzerare i costi di risorse in sovrannumero
  • scegliere il piano cloud più adatto, sulla base di un calcolo corretto
  • fare benchmarking, confrontando i vari cloud provider e ottimizzare l’investimento

Per effettuare un corretto dimensionamento, la valutazione del consumo di risorse dell’infrastruttura non deve essere fatta non su un’indicativa quantità di risorse calcolata sulle capacità dell’hardware e delle macchine server locali, bensì sull’effettivo utilizzo giornaliero dell’infrastruttura.

Come calcolarlo? Come produrre considerazioni utili per effettuare la migrazione nel modo più efficiente ed economico possibile?

Cloud Assessment: i 5 step prima della migrazione

Ai nostri clienti consegniamo un Cloud Assessment che tiene conto di cinque step:

  • misurazione del consumo

Con il supporto di specifici software che hanno un metodo di scansione agentless, analizziamo i consumi dell’infrastruttura per un periodo pilota di monitoraggio di almeno 30 giorni. Questa durata è normalmente necessaria a definire la maggior parte dei PBA (Pattern of Business Activity), che sono dei profili del carico di elaborazione legati alla domanda di servizi IT da parte delle attività aziendali.

Essi sono lo strumento principe che il Demand Management ha a disposizione per stimare la potenza di calcolo necessaria all’erogazione dei servizi e di conseguenza sono indispensabili per anticipare e/o influenzare la domanda.

Successivamente raccogliamo dati e informazioni su hardware, software, traffico di rete e consumi effettivi e li consolidiamo nel Report di Analisi dei Consumi. Il documento calcola il TCO (Total Cost of Ownership) dell’infrastruttura analizzato in tutte le fasce orarie e tiene conto di più fattori, come la delocalizzazione di possibili sedi in tutto il mondo e le interazioni applicative.

Si tratta del punto di partenza per un’analisi più approfondita, il Cloud Readiness&Profile Sizing, che mappa nel dettaglio quali servizi e sistemi è possibile migrare su cloud e il dimensionamento consigliato in base ai consumi.

Qui vengono presi in considerazione altri elementi, tra cui la compatibilità dei servizi con il cloud, le capacità di disaster recovery (spazio disco, banda di utilizzo, site in region diverse dall’attuale ecc.), di backup (in base all’attuale occupazione dei dischi vengono ipotizzati diversi scenari di retention e frequenza), di network (valori di outbound dai sistemi cloud verso l’esterno), l’impatto economico di IP pubblici ecc.

  • individuazione del miglior piano cloud

Le informazioni ottenute ci consentono di fare un dimensionamento delle risorse basato su CPU, RAM, IOPs e Throughput di rete accurato al 99%. A questo punto possiamo scegliere in maniera rigorosamente scientifica i piani cloud più adeguati.

La comparazione dei costi viene fatta in base alle opzioni di scelta (on-demand o con pre-allocazione annuale o triennale) dei diversi cloud provider e in base agli obiettivi aziendali espressi. Si possono ipotizzare anche degli ambienti ibridi e multi-cloud con servizi e applicazioni in esecuzione in locale e su più provider di cloud pubblico, in modo da sfruttare costi e vantaggi di ciascuna piattaforma.

  • identificazione delle unità funzionali

Nel corso della nostra analisi, mappiamo anche le relazioni a livello di rete tra i sistemi analizzati. Questo ci permette di indicare ai nostri clienti quali unità possono essere migrate in blocco. Questo approccio – detto “smooth migration” – che consente di migrare parte di sistemi, è indicato soprattutto per l’implementazione di soluzioni di cloud ibrido in modalità lift & shift.

L’accuratezza dell’Application Mapping permette di migrare parte dell’infrastruttura senza che si verifichino disservizi o costi aggiuntivi.

  • verifica di criticità a livello di sicurezza e performance

Le informazioni ottenute ci consentono inoltre di verificare anche quali sono i sistemi e gli applicativi che sono vicini all’EOS (End-of Support). Si tratta di un tema spesso sottovalutato dalle aziende ma che potrebbe avere pesanti impatti operativi in caso di attacchi esterni o malfunzionamenti interni.

La migrazione al cloud potrebbe quindi essere l’occasione giusta per rivedere tutti i sistemi critici e dotarsi di infrastrutture maggiormente performanti e sicure. Si tratta quindi di un improvement tecnologico che genera importanti benefici nel breve, nel medio e nel lungo termine. 

  • pianificazione della migrazione

Costi, priorità, attività da fare… il cliente riceve tutto il necessario per progettare correttamente la migrazione dell’infrastruttura.

Il cloud, inoltre, ha delle caratteristiche tali che richiedono una gestione finanziaria ad hoc e offriamo anche consulenza sul tema FinOps per mappare i consumi della nuova infrastruttura cloud e allocare le risorse ai vari centri di costo.

Un caso di successo di migrazione al cloud

Un’azienda del settore pubblico si è rivolta a noi perché voleva migrare in Cloud il proprio sistema di Disaster Recovery formato da 68 server, di cui 61 basati su Windows e altri 7 su Linux.

Il dimensionamento iniziale, previsto sulla base delle caratteristiche nominali delle Virtual Machine, richiedeva risorse per un costo mensile superiore ai 30mila euro. Una spesa che poteva essere sicuramente ottimizzata con un Cloud Assessment. Abbiamo quindi monitorato i consumi per un periodo di 30 giorni e abbiamo individuato diverse opportunità di risparmio:

  • dimensionamento delle VM

La nostra analisi ha individuato svariati sistemi da poter ridurre in termini di risorse computazionali e picchi di utilizzo: nel caso specifico potevano essere coperti dalle caratteristiche dei profili di Azure B-Series. Ciò ha permesso di abbassare l’incidenza della parte computazionale da un costo orario medio di quasi 0,40 euro a poco più di 0,22.

  • dimensionamento dello storage

La misurazione dei dati su disco e degli IOPS ha permesso di dimensionare correttamente lo storage e di convertirlo in gran parte da premium (SSD) a normale (non-SSD) garantendo i requisiti di performance con un abbattimento dei costi di oltre il 40%.

  • dimensionamento delle licenze

La riduzione, in alcuni casi, del numero dei core ha permesso di ridurre anche l’impatto di alcune licenze software (es. Microsoft SQL Server) che basano su questa caratteristica hardware il proprio modello di acquisto.

Il grafico qui sotto evidenzia il dettaglio dell’ottimizzazione computazionale. Date le dimensioni riportate, maggiore è la concentrazione in alto a destra, maggiori saranno i costi che si dovranno sostenere; viceversa, tanto più la linea si posiziona nella parte in basso a sinistra del grafico, minore sarà la spesa. La linea rossa illustra l’analisi basata sul dimensionamento hardware nominale mentre quella blu la situazione al termine della misurazione e dell’ottimizzazione.

Migrazione al cloud, analisi consumi

A fronte di tutte le modifiche consigliate all’interno del Cloud Assessment, i costi per il sistema di Disaster Recovery del nostro cliente si sono ridotti di oltre il 43%, una cifra che, considerando la durata triennale del contratto, equivale a un risparmio di 417.000 euro.